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Albergo Camogli Albergo
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Camogli |
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Camogli, a pochi passi da
Portofino, presidia l’immaginario confine fra
due golfi di diversa, ma intensissima bellezza:
a ponente il Golfo Paradiso, quieta baia di
ulivi e mimose, di surf e jazz, a levante il
maestoso Tigullio, con una successione
sfavillante di località i cui nomi già evocano
quanto di meglio il turismo d’élite abbia veduto
e vissuto in riva al mare: Portofino, Santa
Margherita, Rapallo, Sestri Levante…
Camogli, magico borgo di 6mila abitanti, di quei
due golfi |
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condivide gli aspetti
migliori. Guardalo anche – se puoi - dal
battello: ora la grazia appartata e le
tradizioni marinare, ora gli angoli charmant e
le belle architetture della natura e dell’uomo.
Ma Camogli vuol dire soprattutto mare, mare,
mare: il mare che vedi nello stemma comunale,
dove un natante a tre vele latine solca le onde
verso una torre dorata. Che vedi nel
porticciolo, fra cento barche e reti di
pescatori. |
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Che vedi nel delizioso Museo
Marinaro Gio Bono Ferrari, dove sono raccolte
polene, mappe, strumenti, modellini, documenti,
dipinti…
Il mare entra nell’abitato, tutto a vicoli,
archivolti, scalinate. Le strette case – come
macchie di colore - , la basilica e il castello
Dragone sembrano ancora orientare i naviganti
che ritornano dalle traversate, coi tonni le
acciughe le rare ricciole. |
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Il mare “nutre” il
pescaturismo, la sagra del pesce fritto nel
padellone (la seconda domenica di maggio), la
manutenzione amorosa dei gozzi, tutto ciò che
oggi Camogli fa per condividere anche con
l’ospite la cultura e la passione per il mare.
Una cultura che il turismo - da parte sua - fa
propria con la vela, le immersioni, l’apnea, le
cento attività nautiche verso approdi e fondali
tra i più belli al mondo. Il resto sono, salendo
i declivi verso Ruta e San Rocco, ville, fasce
coltivate, orti, pini e castagni. |
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Infine, San Fruttuoso di
Capodimonte, che ti racconto per ultima
perché…non ha eguali al mondo. L’abbazia,
patrimonio del Fondo Ambiente Italiano, è
raggiungibile via mare in mezz’ora, oppure con
l’impegnativo sentiero che da Ruta cala tra
innumerevoli saliscendi alle Pietre Strette.
Scendendo, prima incontrerai la torre
cinquecentesca voluta da Andrea Doria, quindi il
complesso abbaziale. |
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Ne siamo debitori a Prospero,
vescovo di Tarragona che fuggiva dai Mori con le
ceneri di San Fruttuoso, e soprattutto ai
benedettini, che potenziarono l’attività
religiosa. La famiglia Doria acquistò l’abbazia
nell’800, e circa cent’anni dopo - nel 1986 – la
donò al FAI. Il grandioso restauro ha
ripristinato l’autentica bellezza della
struttura (in parte crollata durante
un’alluvione nel 1915): la chiesa con la
straordinaria cupola “bizantina”, il minuscolo
chiostro con otto sepolcri “gotici” della
famiglia Doria, infine l’imponente abbazia con
il museo del Monte. |
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